Tra Regione Lazio e Mise, il 21 marzo 2018 sono stati sottoscritti cinque protocolli che interessano 5 assi strategici per la crescita della Capitale e dell’area metropolitana.

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Con la pubblicazione del Decreto ministeriale del 17 ottobre 2017il Ministero del Lavoro ha individuato i “lavoratori svantaggiati” e i “lavoratori molto svantaggiati” che, tra l’altro, sono esentati dai limiti quantitativi eventualmente previsti da disposizioni contrattuali per la somministrazione a tempo determinato.

Lavoratori svantaggiati

 

Per essere compresi nella categoria dei lavoratori svantaggiati, i soggetti devono soddisfare almeno una delle seguenti condizioni:  

 

1. Impiego

 

Non avere un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. Si tratta di coloro che, negli ultimi 6 mesi:

  • non hanno prestato attività lavorativa riconducibile a un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi
  • hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito che corrisponde a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del TUIR di cui al DPR n. 917/1986.

2. Età anagrafica

  • Avere un’età compresa tra i 15 e i 24 anni
  • Aver superato i 49 anni di età.

3. Istruzione e formazione 

Non possedere un diploma di scuola media superiore o professionale (livello ISCED 3) o aver completato la formazione a tempo pieno da non più di 2 anni e non avere ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito.

Sono inoltre svantaggiati coloro che non hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore o una qualifica o un diploma di istruzione e formazione professionale rientranti nel terzo livello della classificazione internazionale sui livelli di istruzione, nonché coloro che hanno conseguito una delle suddette qualificazioni da non più di due anni e non hanno avuto un primo impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

 

4. Situazione familiare

 

E’ un lavoratore svantaggiato un adulto che vive solo con una o più persone a carico, ovvero chi ha compiuto 25 anni di età e sostiene da solo il nucleo familiare in quanto ha una o più persone a carico ai sensi dell'articolo 12 del TUIR di cui al DPR n. 917/1986.

 

5. Settori e professioni con tasso di disparità uomo-donna

 

Determina la condizione di lavoratore svantaggiato l’essere occupato in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato (per l’anno 2018 la norma di riferimento è il Decreto interministeriale del 10 novembre 2017).

Sono svantaggiati inoltre coloro che sono occupati nei settori e nelle professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna e che appartengono al genere sottorappresentato.

 

6. Minoranze etniche e linguistiche

 

Rende lavoratori svantaggiati:

  • l’appartenere a una minoranza etnica di uno Stato membro UE e avere la necessità di migliorare la propria formazione linguistica e professionale o la propria esperienza lavorativa per aumentare le prospettive di accesso ad un’occupazione stabile”
  • l’appartenere alle minoranze storicamente insediate sul territorio italiano ai sensi della legge n. 482/1999 e a quelle minoranze che risultino ufficialmente riconosciute in Italia sulla base di specifici provvedimenti, se si dimostra la necessità di migliorare le proprie competenze linguistiche e professionali o la propria esperienza lavorativa per aumentare le prospettive di accesso a un'occupazione stabile.

Lavoratori molto svantaggiati

Per essere compresi nella categoria dei lavoratori molto svantaggiati, i soggetti devono soddisfare almeno una delle seguenti condizioni: 

- privi da almeno 24 mesi di impiego regolarmente retribuito

- privi da almeno 12 mesi di impiego regolarmente retribuito e appartenenti ad una delle seguenti categorie dei lavoratori svantaggiati: avere un’età compresa tra i 15 e i 24 anni o appartenere a una minoranza etnica o linguistica.

 

 http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2018/02/27/lavoratori-svantaggiati-svantaggiati-check-list-ministero

Martedì, 06 Febbraio 2018 17:12

BONUS FORMAZIONE 4.0

 

Dal 1 gennaio 2018, anche senza decreto attuativo, scatta in automatico il credito d'imposta sulla formazione 4.0: requisiti, chiarimenti e dettagli sul bonus 2018.

Barbara Weisz (PMI.it) - 5 febbraio 2018

Il Bonus Formazione 4.0 in Legge di Bilancio 2018 prevede un decreto attuativo del Ministero dello Sviluppo Economico, che però non impedisce alle imprese di utilizzare da subito il beneficio: i percorsi formativi avviati dal primo gennaio sono quindi incentivati con credito d’imposta, né servono autorizzazioni dalla PA. Il chiarimento è fornito dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in un approfondimento dedicato al Forum Lavoro/Fiscale 2018.

Il credito d’imposta al 40% (commi 46 e seguenti, legge 205/2017) sul costo aziendale del personale impegnato in attività di formazione in chiave Industria 4.0 dal primo gennaio al 31 dicembre 2018, fino a un importo massimo annuale di 300mila euro a impresa.

L’attività di formazione deve rientrare negli ambiti innovativi legati alle tecnologie di Industria 4.0, specificatamente previsti dal comma 48 della Legge di Bilancio.

Il Bonus Formazione si indica in dichiarazione dei redditi e, come anticipa la circolare dei Consulenti del Lavoro, il decreto applicativo conterrà tutti i dettagli su documentazione richiesta, controlli, cause di decadenza dal beneficio.

L’atteso provvedimento non impedisce in alcun modo l’entrata in vigore della misura. L’agevolazione è automaticamente riconosciuta alle imprese in relazione all’attività di formazione che rientri nei parametri sopra descritti.

Il decreto conterrà anche le indicazioni utili agli adempimenti necessari per la dichiarazione dei redditi 2019 (riferita al periodo d’imposta 2018). L’utilizzo del credito d’imposta in compensazione viene effettuato a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono sostenute le spese (quindi a partire dal periodo d’imposta 2019).

Fonte: Circolare Consulenti del Lavoro

L’articolo 1, comma 55 della Legge n. 205/2017 prevede che le disposizioni applicative dell’agevolazione saranno adottate da un decreto attuativo del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Si chiede se possono essere ammesse al credito d’imposta le spese sostenute dal 1° gennaio 2018, in attesa dell’adozione del provvedimento, fermo restando che la compensazione del credito avvenga successivamente alla sua entrata in vigore ed alla certificazione del revisore o dell’organo di revisione.

Il comma 46 dell’art. 1 della legge di bilancio 2018 istituisce un credito d’imposta a favore di tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione nel periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017. Il credito è attribuito nella misura del 40 per cento delle spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente per il periodo in cui è occupato in attività di formazione. Il comma 50 demanda ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, la definizione delle disposizioni applicative necessarie, con particolare riguardo alla documentazione richiesta, all'effettuazione dei controlli e alle cause di decadenza dal beneficio. Il credito d’imposta è fruibile in forma automatica, ossia senza una preventiva autorizzazione da parte dell’Amministrazione pubblica, ed è riconosciuto in relazione alle spese sostenute nel periodo agevolato individuato dalla norma istitutiva nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017. Pertanto, può beneficiare del credito d’imposta l’attività di formazione svolta fin dall’inizio del periodo agevolato, sempre che l’attività di formazione rientri nell’ambito di applicazione del credito d’imposta, come definito dai commi 48 e 49 e come sarà esplicitato dal decreto attuativo. L’utilizzo in compensazione del credito d’imposta potrà essere effettuato, come previsto dalla norma istitutiva, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui le spese sono state sostenute e, comunque solo successivamente all’adozione del decreto del Ministro dello sviluppo economico e nel rispetto delle norme dallo stesso adottate

Comma 48 Legge di Bilancio 2018

48. Sono ammissibili al credito  d'imposta  solo  le  attivita'  di formazione svolte per acquisire o  consolidare  le  conoscenze  delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0 quali big  data e analisi dei dati, cloud e fog computing,  cyber  security,  sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida,  sistemi  di  visualizzazione  e realta' aumentata, robotica  avanzata  e  collaborativa,  interfaccia uomo macchina, manifattura additiva,  internet  delle  cose  e  delle macchine e integrazione digitale dei  processi  aziendali,  applicate negli ambiti elencati nell'allegato A.

Allegato A

(articolo 1, comma 48)

 (Credito d'imposta per le spese di formazione 4.0 - Ambiti)

a) Vendita e marketing:

  I. Acquisti

  II. Commercio al dettaglio

  III. Commercio all'ingrosso

  IV. Gestione del magazzino

  V. Servizi ai consumatori

  VI. Stoccaggio

  VII. Tecniche di dimostrazione

  VIII. Marketing

  IX. Ricerca di mercato

b) Informatica

  I. Analisi di sistemi informatici

  II. Elaborazione elettronica dei dati

  III. Formazione degli amministratori di rete

  IV. Linguaggi di programmazione

  V. Progettazione di sistemi informatici

  VI. Programmazione informatica

  VII. Sistemi operativi

  VIII. Software per lo sviluppo e la gestione  di  beni  strumentali oggetto dell'allegato A alla legge 11 dicembre 2016, n. 232

  IX. Software oggetto dell'allegato B alla legge 11  dicembre  2016,n. 232

c) Tecniche e tecnologie di produzione

  I. Fabbricazione di armi da fuoco

  II. Fabbricazione di utensili e stampi

  III. Fusione dei metalli e costruzione di stampi

  IV. Idraulica

  V. Ingegneria meccanica

  VI. Ingegneria metallurgica

  VII. Lavorazione della lamiera

  VIII. Meccanica di precisione

  IX. Lavorazione a macchina dei metalli

  X. Saldatura

  XI. Siderurgia

  XII. Climatizzazione

  XIII. Distribuzione del gas

  XIV. Energia nucleare, idraulica e termica

  XV. Ingegneria climatica

  XVI. Ingegneria elettrica

  XVII. Installazione e manutenzione di linee elettriche

  XVIII. Installazioni elettriche

  XIX. Produzione di energia elettrica

  XX. Riparazione di apparecchi elettrici

  XXI. Elettronica delle telecomunicazioni

  XXII. Ingegneria del controllo

  XXIII. Ingegneria elettronica

  XXIV. Installazione di apparecchiature di comunicazione

  XXV. Manutenzione di apparecchiature di comunicazione

  XXVI. Manutenzione di apparecchiature elettroniche

  XXVII. Robotica

  XXVIII. Sistemi di comunicazione

  XXIX. Tecnologie delle telecomunicazioni

  XXX. Tecnologie di elaborazione dati

  XXXI. Biotecnologie

  XXXII. Conduzione di impianti e macchinari di trasformazione

  XXXIII. Ingegneria chimica

  XXXIV. Ingegneria chimica dei processi

  XXXV. Processi petroliferi, gas e petrolchimici

  XXXVI. Tecniche di chimica dei processi

  XXXVII. Tecniche di laboratorio (chimico)

  XXXVIII. Tecnologie biochimiche

  XXXIX. Cantieristica navale

  XL. Manutenzione e riparazione imbarcazioni

  XLI. Ingegneria automobilistica

  XLII. Ingegneria motociclistica

  XLIII. Manutenzione e riparazione di veicoli

  XLIV. Progettazione di aeromobili

  XLV. Manutenzione di aeromobili

  XLVI. Agricoltura di precisione

  XLVII. Lavorazione degli alimenti

  XLVIII. Conservazione degli alimenti

  XLIX. Produzione bevande

  L. Lavorazione del tabacco

  LI. Scienza e tecnologie alimentari

  LII. Confezione di calzature

  LIII. Filatura

  LIV. Lavorazione del cuoio e delle pelli

  LV. Preparazione e filatura della lana

  LVI. Produzione di capi di abbigliamento

  LVII. Produzione di cuoio e pellami

  LVIII. Sartoria

  LIX. Selleria

  LX. Tessitura industriale

  LXI. Ceramica industriale

  LXII. Ebanisteria

  LXIII. Fabbricazione di mobili

  LXIV. Falegnameria (non edile)

  LXV. Lavorazione della gomma

  LXVI. Lavorazione e curvatura del legno

  LXVII. Lavorazione industriale del vetro

  LXVIII. Produzione della plastica

  LXIX. Produzione e lavorazione della carta

  LXX. Produzione industriale di diamanti

  LXXI. Tecnologie del legno da costruzione

  LXXII. Estrazione di carbone

  LXXIII. Estrazione di gas e petrolio

  LXXIV. Estrazione di materie grezze

  LXXV. Ingegneria geotecnica

  LXXVI. Ingegneria mineraria

  LXXVII. Cartografia/agrimensura e rilievi

  LXXVIII. Progettazione delle strutture architettoniche

  LXXIX. Progettazione e pianificazione urbana

  LXXX. Progettazione edilizia

  LXXXI. Costruzione di ponti

  LXXXII. Costruzione di strade

  LXXXIII. Edilizia

  LXXXIV. Impianti idraulici, riscaldamento e ventilazione

  LXXXV. Ingegneria civile

  LXXXVI. Ingegneria edile

  LXXXVII. Ingegneria portuale

LXXXVIII. Tecnologie edili ed ingegneristiche (Building Information Modeling)

 

Venerdì, 02 Febbraio 2018 06:00

Autovalutazione della capacità innovativa

 

La Digital Transformation in atto in tutti i mercati business impone alle PMI di affrontare opportune scelte strategiche a livello di impresa e di sistema: vediamo come.

Paolo Di Somma - 1 febbraio 2018 (PMI.it)

Si tende a pensare alle piccole e medie imprese come entità che non innovano, per volontà o per incapacità. Un aspetto critico è proprio la capacità associata alla consapevolezza: a volte le stesse imprese non sono coscienti della propria identità innovativa. Le PMI riscontrano problemi nella ricerca sistematica e “formalizzata” dell’innovazione perché, spesso, non hanno strutture e mezzi finanziari sufficienti a supportare questo tipo di investimenti.

Pertanto, spesso ci si muove lungo una linea dell’innovazione casuale ed informale, per cui a volte ci si imbatte in un’innovazione senza averla cercata o, peggio, si perde l’occasione di guadagnare un vantaggio competitivo perché in quel momento non si è pronti nel gestire il cambiamento.

Per offrire alle PMI uno spunto di riflessione critica sulle risorse impegnate in innovazione e sulla prtopria capacità competitiva, proviamo a visualizzare l’azienda come un sistema aperto in grado di scambiare flussi di varia natura con l’esterno e di metabolizzarli al proprio interno.

La capacità innovativa si sviluppa proprio a partire dalla gestione di alcuni di questi flussi:

·         flusso informativo,

·         apporto tecnologico,

·         acquisizione risorse tecniche.

Alcuni autori (si parla anche di capitale relazionale) valorizzano l’apertura verso l’esterno sottolineando l’insieme di relazioni e cooperazioni, e individuando la capacità innovativa con la capacità di identificare ed acquisire la conoscenza propria dell’ambiente esterno. Altri, invece, portano l’accento sulle propensioni strategiche dell’azienda, definendo la stessa capacità innovativa come propensione al cambiamento.

In realtà, apprendimento, elaborazione e propensione sono tre aspetti congiunti di un fenomeno complesso, non lineare, e necessariamente aleatorio che richiede determinazione e tempo per dare i suoi frutti. L’innovazione è un aspetto contemporaneamente trasversale all’impresa e dell’impresa.

Nell’analizzare la propria capacità innovativa, quindi, bisogna tener presente sia i fattori endogeni (strategie, competenze, storia, mission, propensioni…) che quelli esogeni(contesto competitivo, reti relazionali, rapporto con clienti e fornitori…). continua a leggere