Intervista a M. Piccinetti presidente Per Formare sulla metodologia RTA

 

Intervista a M. Piccinetti presidente Per Formare sulla metodologia RTA

Abbiamo incontrato Maurizio Piccinetti subito dopo l’evento romano di Unindustria, T&C Week,  il 20 novembre 2013, per porre alcune domande e capire qualcosa di più sui motivi dell’interessamento di Per Formare a questa nuova metodologia e sui vantaggi per le imprese finali.

D. Le chiedo innanzitutto come mai un’agenzia formativa si butta a capofitto in un progetto che riguarda l’innovazione e precisamente lo sviluppo di una metodologia che misura la capacità innovativa delle imprese?

P. Ci sono diversi buoni motivi per farlo. Innanzitutto,  il desiderio di conoscere ed anche di ricercare e soprattutto di contribuire a dare  risposte concrete alle organizzazioni oggi impegnate in grandi cambiamenti ed innovazioni. D’altronde con la nostra attività formativa invitiamo normalmente le persone ad assumere un atteggiamento fortemente proattivo e concreto, quindi, come dire,  non possiamo non dare l’esempio proprio perché non si reciti ancora una volta il vecchio adagio, sempre di moda, “chi non sa fare, insegna”. Inoltre, in Per Formare abbiamo avuto sempre la voglia e il coraggio di accettare sfide impegnative, e questa lo è, l’abbiamo capito dall’interesse e dalle aspettative di imprese e stake holder verso questo tema. Detta così potrebbe risultare un po’ ridondante e forse retorico, ma vi assicuro che è questo il valore che ci muove.

D. Com’è nata la collaborazione tra AICTT e Per Formare sul tema dell’innovazione?  

P. Quando abbiamo avuto la “fortuna” (ma ricordiamoci di uscire di casa e andare a cercarla continuamente) d’incontrare un anno fa l’equipe di ingegneri della Federico II di Napoli, che ci hanno raccontato la loro idea, ci siamo subito ingaggiati ed abbiamo scelto di affiancarli nel percorso. In effetti l’entusiasmo di questi giovani e pioneristici ingegneri ci ha contagiato (come sempre d’altronde, visto la capacità di contagio che ha l’entusiasmo), facendo la differenza al livello motivazionale e di creatività nel team di progetto.

D. In cosa consiste il vostro apporto alla metodologia?

P. Stiamo di fatto portando nella partnership il nostro bagaglio di esperienza, maturato in anni di affiancamento alle piccole e medie imprese. In concreto ciò ha già prodotto un arricchimento della metodologia del Rendimento Tecnologico Aziendale. Ad esempio, la quarta dimensione di analisi, quella organizzativa, ossia “la capacità della cultura organizzativa di raggiungere e mantenere l’innovazione”, è stato un nostro apporto. Inoltre stiamo contribuendo ad adattare la metodologia alla realtà di impresa medio piccola, giacché le esperienze maturate da AICTT sono dovute soprattutto a grandi imprese.

D. Cosa rende la metodologia RTA particolarmente interessante per le imprese secondo il vostro punto di vista?  

P. La metodologia RTA invita le organizzazioni a divenire sempre più compiutamente delle learning organization, ossia aziende che utilizzano la conoscenza per essere concretamente più competitive. Perché questo realmente accada, le aziende devono sviluppare il compito di valorizzare e condividere al proprio interno gli asset intangibilidi cui dispongono, che risiedono prevalentemente nel loro capitale umano. Da questa considerazione scaturisce il terzo motivo per cui ci siamo gettati a capofitto nel progetto, ovvero l’interesse a studiare i processi di apprendimento e i contesti dove si genera conoscenza, quindi valore. Siamo consapevoli che la cultura aziendale debba favorire il cambiamento creando le condizioni affinché gli obiettivi e i valori aziendali siano convergenti con quelli individuali al fine di allineare le performance di entrambe. Infatti stili manageriali appropriati, necessari a gestire nel migliore dei modi la cultura aziendale, migliorano sensibilmente il clima aziendale interno e questo può migliorare significativamente la performance aziendale (la letteratura organizzativa calcola che il clima aziendale incida sui risultati aziendali fino al ± 20-30 per cento e lo stile manageriale incide al 70 per cento sul clima aziendale in positivo, o in negativo).

D. Le piccole e medie imprese mostrano interesse per la certificazione RTA come ulteriore garanzia ai fini della concessione di finanziamenti all’impresa, non ritiene che ciò sposti l’accento sulla forma più che sulla sostanza?

P. Il rischio di eccessiva formalizzazione è sempre presente, ma la metodologia RTA se ben attuata richiede una riflessione sulla strategia aziendale e sulle modalità con cui viene trasmessa lungo la catena del valore. Il primo a beneficiarne è proprio il management dato che contribuisce a revisionare i passaggi e le modalità di condivisione di obiettivi e risultati. Nessun aspetto operativo ed organizzativo attraversato da una innovazione o un cambiamento viene escluso dal  processo analitico che ne esamina il valore economico-finanziario e per il cliente prodotto. Al contempo si registrano le modalità capaci di assicurare l’emersione e la gestione di (nuova) conoscenza per l’azienda. Direi che siamo molto lontani da aspetti semplicemente formali. In conclusione, se anche attraverso la metodologia RTA riusciamo a stimolare la riflessione che è necessario soffermarsi sui punti di forza dell’impresa e sulle opportunità, piuttosto che sui suoi limiti, se l’aiutassimo a scoprire nuove e coerenti azioni strategiche e non ad arroccarsi su quelle passate, vorrà dire che il tempo e le energie impiegate in questo ambizioso progetto non saranno state vane. Mi piace a tal proposito citare una frase di E. Rullani, «Nell’era della conoscenza la crescita economica sembra dipendere da fattori un tempo marginali: quantità e qualità dei processi di apprendimento realizzati; possibilità di accedere alle conoscenze distribuite in reti ampie ed affidabili di specialisti esterni e partner strategici; capacità di propagare le conoscenze possedute estraendone il massimo valore possibile»