TIROCINI le nuove LINEE GUIDA

 

  

di Maurizio Piccinetti  

 Incontro Stefano Zanaboni, esperto di Servizi per il lavoro, per discutere con lui le nuove Linee Guida in materia di Tirocini richiamando alcune riflessioni, molto stimolanti, da lui esposte in un articolo, davvero interessante, pubblicato da WorkMag.

Le considerazioni, successivamente presentate, nascono appunto alla luce delle nuove Linee Guida in materia di Tirocini approvate in sede di Conferenza Stato/Regioni il 25 maggio del corrente anno. Da ricordare che le Linee guida rappresentano gli standard minimi di riferimento, anche per quanto riguarda gli interventi e le misure aventi medesimi obiettivi e struttura dei tirocini, anche se diversamente denominate.

Innanzitutto ribadiamo, a rischio di risultare superflui, cos’è un tirocinio?

Per evitare di dare una definizione impropria riporto quella data dalle stesse Linee Guida: “Il tirocinio è una misura formativa di politica attiva, finalizzata a creare un contatto diretto tra un soggetto ospitante e il tirocinante allo scopo di favorirne l'arricchimento del bagaglio di conoscenze, l'acquisizione di competenze professionali e l'inserimento o il reinserimento lavorativo. Il tirocinio consiste in un periodo di orientamento al lavoro e di formazione in situazione che non si configura come un rapporto di lavoro”.

Stefano quali cambiamenti introducono le nuove Linee Guida rispetto a quelle del 2013, sempre in materia di tirocini?

Il recente accordo definisce, soprattutto per i tirocini extracurriculari (quelli cioè maggiormente passibili di indebito utilizzo da parte delle imprese), una normativa leggermente più stringente e vincolante: normativa tesa da un lato a qualificare lo strumento del tirocinio e, d’altro lato, a frenarne gli abusi nell’utilizzo. Abusi rappresentati sostanzialmente dall’utilizzo della modalità Tirocinio come “copertura” per prestazioni che dovrebbero invece essere remunerate dall’azienda con un vero e proprio contratto di lavoro.

Ma se il tirocinio è una misura formativa di politica attiva, come ribadiscono le Linee Guida perché il tirocinio è attivabile anche come misura a sé stante, ovvero al di fuori di un percorso formale di P.A.L.?

“Sarebbe importante stabilire...  continua a leggere

 Maurizio Piccinetti

Il pay off di Altrove è significativo per comprendere cosa sia “Crediamo nel linguaggio universale del cibo. Alla diversità come ricchezza.”  Quindi porte aperte sul mondo!

Questa è l’innovazione sociale che ci piace. Ci si rimbocca le maniche, si lavora avendo come stella polare il bene, il rispetto e la dignità. Noi crediamo che il fine non giustifica i mezzi, se questo significa calpestare imprescindibili valori.

Per dare corpo e sostanza a questa nostra visione, Per Formare ha stretto una partnership con Earth Day Italia, leader del sesto Pilastro del progetto Human-Centered Business Model.

Questa partnership si concretizzerà attraverso lo sviluppo in comune delle attività che verranno realizzate nell’incubatore d’impresa sull’innovazione sociale e ambientale, che si avvierà entro l’anno nel cuore di Roma, che farà proprio questo modello con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di essere impresa, sin dalla nascita. Una filosofia dove il profitto è solo una parte del tutto.

Quindi si adotterà questo modello di impresa sostenibile centrato sull’essere umano, in linea con gli obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale indicati l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Questo “new business model” è frutto di un progetto sviluppato, nell’ambito delle iniziative intraprese da un organismo che fa capo alla Banca Mondiale, il Global Forum on Law Justice and Development.

Il progetto Human-Centered Business Model si struttura attorno a sei Pilastri che ne costituiscono le linee guida, una sorta di statuto per le nuove imprese che nascono seguendole:

1 – Guiding Principles si occupa dei principi, nel campo del funzionamento delle imprese centrate sull’essere umano, per guidare le imprese che vogliano produrre nel rispetto degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

2 – Legal Framework and Corporate Governance si occupa di delineare (proponendone una disciplina) nuove forme giuridiche e di governo delle imprese.

3 – Financial elabora modalità innovative di finanziamento che possano sostenere  le imprese che adottano questo modello.

4 – Fiscal propone soluzioni fiscali che riconoscano i costi aggiuntivi sostenuti da tali imprese virtuose ed incentivino il loro funzionamento socialmente e ambientalmente responsabile.

5 – Procurement presenta politiche d’impresa e forme agevolate di acquisti pubblici, nel rispetto della concorrenza, premiando le imprese rispettose della legalità, e degli standard ambientali ed etici.

6 – Capacity Building and Mentoring Support si occupa di iniziative formative e sistemi di sostegno tecnico specializzati.

Il nuovo modello d’impresa comprende caratteristiche comuni sia al settore profit, sia a quello non-profit. Rispetto al modello profit, aggiunge obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale. Rispetto al non-profit prevede invece una forte identità attraverso un insieme comune di obiettivi d’impresa e misuratori di risultato.

Il progetto ha il pregio, inoltre, di aiutarci a chiarire la visione, offrendoci una direzione coerente con quella indicata dalle virtù cardinali, principi che rendono la vita degna di essere vissuta. Questo consegna, a noi tutti, la necessità di ripensare le nostre azioni alla luce di questi insegnamenti, che fin dai tempi di Platone, hanno consentito agli esseri umani di non perdersi. In caso contrario crediamo che il rischio diventi concreto.

Così il genio di Raffaello, nel suo magnifico affresco, Allegoria delle Virtù, raffigura le quattro Virtù Cardinali     http://www.networkelavoro.com/wp-content/uploads/2017/03/Virt%C3%B9-300x194.jpg

Fortezza che ci dona la capacità di resistere alle avversità, di non scoraggiarsi, di perseverare; Prudenza che ci conferisce capacità di discernimento e ci conduce a prendere delle decisioni con realismo, senza però aver paura di osare; Temperanza che ci evita di diventare schiavi delle nostre passioni; Giustizia che ci dà la volontà di riconoscere agli altri ciò che è dovuto loro, e che ci permette di operare con onestà ed equità, avendo come stella polare il bene.

 

“Non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune” – Agenda 2030 delle Nazioni Unite

Il tempo e la pazienza ovvero “affrettati piano”!

 

  

di Maurizio Piccinetti  

Il tempo ormai domina la nostra vita, l’ossessione al controllo e all'uso del tempo ci consuma ci costringe a volte ad agire all'istante per raggiungere i nostri obiettivi, perché no, anche utilizzando qualsiasi mezzo (il richiamo al pensiero di Machiavelli è inevitabile).

 Al contrario la pazienza, minimizza ansie da controllo visto che non necessita di nessuna fretta, ci consiglia di raggiungere gli obiettivi con ponderatezza visto che molti, tra l'altro, non possono essere raggiunti all'istante.

Come risolvere questo dilemma?

Cosimo de’ Medici fece sua la locuzione “festina lente” ovvero “affrettati piano” attribuita all’imperatore Augusto, che a sua volta l’aveva ripresa da un motto greco. La scritta è stata ritrovata incisa su delle monete romane che raffiguravano l’immagine del delfino e dell’ancora intrecciati tra loro.

                   

Il contraddittorio palese tra l’affrettarsi e la lentezza viene quindi anche richiamato simbolicamente: il delfino richiama alla sveltezza, mentre l’ancora riconvoca il fermarsi, l’ancorarsi appunto a qualche cosa di concreto.

               

Per simboleggiare l’apparente paradosso tra i due termini, Cosimo de’ Medici scelse la tartaruga e la vela spiegata, facendone l'emblema della sua flotta, come monito di ponderazione delle imprese perché queste avessero successo.

Oggi il nostro modello culturale, organizzativo e manageriale ci chiede il più delle volte di operare in fretta, ma come recita l’adagio popolare la fretta è nemica del bene. Quanto può durare nel tempo quello che è efficace nel breve periodo?

La fretta toglie tempo e spazio alla sperimentazione graduale. Nuoce ai livelli di pensiero più profondi, capaci di esplorare altre possibilità meno palesi in un primo momento, eliminando sul nascere la possibilità di scoprire percorsi alternativi.

È pur vero che il peculiare know-how maturato nel tempo, consente alle persone di agire con immediatezza. Infatti la prontezza all’azione appartiene al patrimonio di esperienze maturate ed elaborate da ogni individuo. Ma per ponderare qualunque decisione è necessario adottare, far proprio, il concetto di know-why più che il know-how. Il sapere perché si agisce, diventa prevalente sulla conoscenza anche se questa è basata sull’esperienza. È necessaria la comprensione profonda delle ragioni alla base di ogni corso d'azione.

Quindi la capacità di ponderare le decisioni, ma l’altrettanta velocità nel metterle in atto diventano oggi capacità risolutive per tutti, in particolare a livello manageriale.

L’ossimoro “velocità e lentezza”, quindi ci indica, fin dai tempi antichi, di agire senza indugi ma con cautela.

“Quando ci si dimentica di rallentare, quando si accelerano cose che non vanno accelerate, c’è sempre un prezzo da pagare” (Carl Honoré).

Maurizio Piccinetti

Il pay off di Altrove è significativo per comprendere cosa sia “Crediamo nel linguaggio universale del cibo. Alla diversità come ricchezza.”  Quindi porte aperte sul mondo!

Questa è l’innovazione sociale che ci piace. Ci si rimbocca le maniche, si lavora avendo come stella polare il bene, il rispetto e la dignità. Noi crediamo che il fine non giustifica i mezzi, se questo significa calpestare imprescindibili valori.

Per dare corpo e sostanza a questa nostra visione, Per Formare ha stretto una partnership con Earth Day Italia, leader del sesto Pilastro del progetto Human-Centered Business Model.

Questa partnership si concretizzerà attraverso lo sviluppo in comune delle attività che verranno realizzate nell’incubatore d’impresa sull’innovazione sociale e ambientale, che si avvierà entro l’anno nel cuore di Roma, che farà proprio questo modello con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di essere impresa, sin dalla nascita. Una filosofia dove il profitto è solo una parte del tutto.

Quindi si adotterà questo modello di impresa sostenibile centrato sull’essere umano, in linea con gli obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale indicati l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Questo “new business model” è frutto di un progetto sviluppato, nell’ambito delle iniziative intraprese da un organismo che fa capo alla Banca Mondiale, il Global Forum on Law Justice and Development.

Il progetto Human-Centered Business Model si struttura attorno a sei Pilastri che ne costituiscono le linee guida, una sorta di statuto per le nuove imprese che nascono seguendole:

1 – Guiding Principles si occupa dei principi, nel campo del funzionamento delle imprese centrate sull’essere umano, per guidare le imprese che vogliano produrre nel rispetto degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

2 – Legal Framework and Corporate Governance si occupa di delineare (proponendone una disciplina) nuove forme giuridiche e di governo delle imprese.

3 – Financial elabora modalità innovative di finanziamento che possano sostenere  le imprese che adottano questo modello.

4 – Fiscal propone soluzioni fiscali che riconoscano i costi aggiuntivi sostenuti da tali imprese virtuose ed incentivino il loro funzionamento socialmente e ambientalmente responsabile.

5 – Procurement presenta politiche d’impresa e forme agevolate di acquisti pubblici, nel rispetto della concorrenza, premiando le imprese rispettose della legalità, e degli standard ambientali ed etici.

6 – Capacity Building and Mentoring Support si occupa di iniziative formative e sistemi di sostegno tecnico specializzati.

Il nuovo modello d’impresa comprende caratteristiche comuni sia al settore profit, sia a quello non-profit. Rispetto al modello profit, aggiunge obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale. Rispetto al non-profit prevede invece una forte identità attraverso un insieme comune di obiettivi d’impresa e misuratori di risultato.

Il progetto ha il pregio, inoltre, di aiutarci a chiarire la visione, offrendoci una direzione coerente con quella indicata dalle virtù cardinali, principi che rendono la vita degna di essere vissuta. Questo consegna, a noi tutti, la necessità di ripensare le nostre azioni alla luce di questi insegnamenti, che fin dai tempi di Platone, hanno consentito agli esseri umani di non perdersi. In caso contrario crediamo che il rischio diventi concreto.

Così il genio di Raffaello, nel suo magnifico affresco, Allegoria delle Virtù, raffigura le quattro Virtù Cardinali     http://www.networkelavoro.com/wp-content/uploads/2017/03/Virt%C3%B9-300x194.jpg

Fortezza che ci dona la capacità di resistere alle avversità, di non scoraggiarsi, di perseverare; Prudenza che ci conferisce capacità di discernimento e ci conduce a prendere delle decisioni con realismo, senza però aver paura di osare; Temperanza che ci evita di diventare schiavi delle nostre passioni; Giustizia che ci dà la volontà di riconoscere agli altri ciò che è dovuto loro, e che ci permette di operare con onestà ed equità, avendo come stella polare il bene.

 

“Non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune” – Agenda 2030 delle Nazioni Unite

Perché parliamo di Sviluppo Sostenibile?

 

  

di Maurizio Piccinetti  

Lo sviluppo sostenibile è definito dall’Agenzia delle Nazioni Unite come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni.

Per raggiungere uno sviluppo sostenibile è importante armonizzare tre elementi fondamentali:

  • la crescita economica,
  • l’inclusione sociale,
  • la tutela dell’ambiente.

Questo è quanto ci dice l’ONU con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Sì, ci ricorda come sia urgente la sfida di proteggere la nostra casa comune. La preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Se lo vogliamo.

Aggiunge che non si può tralasciare di considerare gli effetti che hanno sulla vita delle persone, il degrado ambientale e la cultura dello scarto, frutti avvelenati di un modello di sviluppo sbagliato.

Ci ammonisce rammentandoci come questo comporti il deterioramento della qualità della vita umana e il degrado sociale.

Dal 21 al 25 aprile Villa Borghese ospita, come è ormai una piacevole consuetudine, il Villaggio per la Terra realizzato da Earth Day Italia.

Quest’anno si arricchisce ulteriormente con il grande Villaggio Sport4Earth, predisposto presso il Galoppatoio di Villa Borghese e con il palco realizzato nella suggestiva terrazza del Pincio.

Il ricco programma prevede una cinque giorni di attività didattiche, forum, dibattiti, musica e divertimento, che si aggiungono al Concerto per la Terra, al Festival dell’Educazione ambientale e al Festival dell’Economia Circolare http://www.villaggioperlaterra.it/programma

Noi di Per Formare abbiamo scelto di dare il nostro sostegno tecnico all’iniziativa!

Ora tocca a tutti noi fare la nostra parte. Perché, “non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune” - Agenda 2030 delle Nazioni Unite

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba » Cantico delle creature

Maurizio Piccinetti

Il pay off di Altrove è significativo per comprendere cosa sia “Crediamo nel linguaggio universale del cibo. Alla diversità come ricchezza.”  Quindi porte aperte sul mondo!

Questa è l’innovazione sociale che ci piace. Ci si rimbocca le maniche, si lavora avendo come stella polare il bene, il rispetto e la dignità. Noi crediamo che il fine non giustifica i mezzi, se questo significa calpestare imprescindibili valori.

Per dare corpo e sostanza a questa nostra visione, Per Formare ha stretto una partnership con Earth Day Italia, leader del sesto Pilastro del progetto Human-Centered Business Model.

Questa partnership si concretizzerà attraverso lo sviluppo in comune delle attività che verranno realizzate nell’incubatore d’impresa sull’innovazione sociale e ambientale, che si avvierà entro l’anno nel cuore di Roma, che farà proprio questo modello con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di essere impresa, sin dalla nascita. Una filosofia dove il profitto è solo una parte del tutto.

Quindi si adotterà questo modello di impresa sostenibile centrato sull’essere umano, in linea con gli obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale indicati l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Questo “new business model” è frutto di un progetto sviluppato, nell’ambito delle iniziative intraprese da un organismo che fa capo alla Banca Mondiale, il Global Forum on Law Justice and Development.

Il progetto Human-Centered Business Model si struttura attorno a sei Pilastri che ne costituiscono le linee guida, una sorta di statuto per le nuove imprese che nascono seguendole:

1 – Guiding Principles si occupa dei principi, nel campo del funzionamento delle imprese centrate sull’essere umano, per guidare le imprese che vogliano produrre nel rispetto degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

2 – Legal Framework and Corporate Governance si occupa di delineare (proponendone una disciplina) nuove forme giuridiche e di governo delle imprese.

3 – Financial elabora modalità innovative di finanziamento che possano sostenere  le imprese che adottano questo modello.

4 – Fiscal propone soluzioni fiscali che riconoscano i costi aggiuntivi sostenuti da tali imprese virtuose ed incentivino il loro funzionamento socialmente e ambientalmente responsabile.

5 – Procurement presenta politiche d’impresa e forme agevolate di acquisti pubblici, nel rispetto della concorrenza, premiando le imprese rispettose della legalità, e degli standard ambientali ed etici.

6 – Capacity Building and Mentoring Support si occupa di iniziative formative e sistemi di sostegno tecnico specializzati.

Il nuovo modello d’impresa comprende caratteristiche comuni sia al settore profit, sia a quello non-profit. Rispetto al modello profit, aggiunge obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale. Rispetto al non-profit prevede invece una forte identità attraverso un insieme comune di obiettivi d’impresa e misuratori di risultato.

Il progetto ha il pregio, inoltre, di aiutarci a chiarire la visione, offrendoci una direzione coerente con quella indicata dalle virtù cardinali, principi che rendono la vita degna di essere vissuta. Questo consegna, a noi tutti, la necessità di ripensare le nostre azioni alla luce di questi insegnamenti, che fin dai tempi di Platone, hanno consentito agli esseri umani di non perdersi. In caso contrario crediamo che il rischio diventi concreto.

Così il genio di Raffaello, nel suo magnifico affresco, Allegoria delle Virtù, raffigura le quattro Virtù Cardinali     http://www.networkelavoro.com/wp-content/uploads/2017/03/Virt%C3%B9-300x194.jpg

Fortezza che ci dona la capacità di resistere alle avversità, di non scoraggiarsi, di perseverare; Prudenza che ci conferisce capacità di discernimento e ci conduce a prendere delle decisioni con realismo, senza però aver paura di osare; Temperanza che ci evita di diventare schiavi delle nostre passioni; Giustizia che ci dà la volontà di riconoscere agli altri ciò che è dovuto loro, e che ci permette di operare con onestà ed equità, avendo come stella polare il bene.

 

“Non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune” – Agenda 2030 delle Nazioni Unite

Digital Transformation

 

  

di Maurizio Piccinetti  

Giovedì 30 marzo 2017 si è svolto l’interessante seminario “Digital Transformation – Value Chain” promosso da Value Network, a cui Per Formare aderisce.

Cerco di darne una mia lettura utilizzando il concetto di sviluppo sostenibile come chiave di interpretazione della trasformazione.

Partiamo da un assunto.

Le tecnologie digitali hanno trasformato il modo in cui facciamo le cose in ogni ambito della sfera umana. Questo fenomeno non tenderà certo a diminuire, anzi, si prevede che oltre la metà dei lavori che verranno svolti tra non più di due decenni, devono ancora essere inventati e che in questo lasso temporale la metà di quelli che conosciamo verrà automatizzata.

Ciò significa che le abilità, le conoscenze e le competenze imposte da questa rivoluzione digitale saranno altre da quelle che oggi abitualmente maneggiamo.

Minaccia o opportunità?

La ricerca Skills Revolution, presentata al World Economic Forum 2017 di Davos, tra le sue conclusioni sostiene che “la digitalizzazione e l'automazione coprono spazi sempre più ampi dell’economia e possono rappresentare un’opportunità sia per le aziende che per le persone attive nel mondo del lavoro, purché si preparino alla trasformazione”.

L’uso della congiunzione introduce una proposizione condizionale. Sarà verosimile tutto ciò? Cerchiamo di attenerci ai fatti. 

In Europa è largamente diffusa la convinzione che attraverso una digitalizzazione più pervasiva all’interno delle imprese sia possibile dare vita ad una quarta rivoluzione industriale in cui il fattore “costo della manodopera” perderebbe rilevanza a tutto vantaggio del “fattore culturale”.

In altri termini al posto di manodopera a basso costo dovremmo avere robot, sensori, apparati e applicazioni software, con operai, tecnici e manager preparati a gestirli. Detta così può sembrare solo una minaccia, ma giriamo la faccia della medaglia. In questo modo siamo in grado di leggere l’opportunità che consiste, ad esempio, in una vera e propria inversione a U che riporterà le grandi aziende a rilocalizzare le fabbriche, delocalizzate per via del basso costo della mano d’opera (a sostegno di questa “tendenza” osserviamo, ad esempio, la scelta di Adidas che è tornata a produrre in Germania, dopo 20 anni di produzione in Asia, grazie ai robot).

Ci troviamo di fronte ad un cambio di paradigma che apre concretamente nuovi scenari nella produzione di beni e servizi e nel mercato del lavoro. Una rivoluzione che è stata denominata Industria 4.0 e che attraversa le diverse industrie dei Paesi, a cominciare dal manifatturiero.

I cardini intorno ai quali ruota questa rivoluzione sono: la raccolta e l’analisi dei dati come strumento di conoscenza; il rapporto-interazione uomo-macchina, ossia strumenti, interfacce e linguaggi per rapportarsi utilmente con esse; il ponte tra digitale e reale, ossia trovare i modi e gli strumenti per produrre i beni con nuova efficacia/efficienza.

Siamo pronti ad affrontare questa nuova rivoluzione tecnologica, che passa attraverso la trasformazione digitale?

Stando all’analisi realizzata da Oxford Economics la rivoluzione tecnologica avrà un impatto tangibile su 54 milioni di persone solo tra Francia, Germania, Spagna, Inghilterra e Italia. Purtroppo a partire dai dati analizzati sempre da O.E. il capitale umano digitale italiano è tra i più poveri in Europa. Infatti risultiamo al 25° posto su 29 Paesi.

Questo impone un nuovo modello dove la centralità delle persone nelle organizzazioni diviene essenziale, non solo per adeguare le stesse a rispondere alle esigenze del mercato. La persona, nel doppio e inscindibile ruolo lavoratore/consumatore, sta sempre più al centro e tutto questo è possibile solo se si tende a realizzare un sviluppo realmente sostenibile.

Le nuove conoscenze e abilità richieste alla forza lavoro costituiscono un nuovo stock di competenze a cui allenare le nuove generazioni (cosa che la Scuola sta già iniziando a fare inserendo nella programmazione didattica i corsi di coding), ma che parallelamente deve riguardare anche gli adulti attivi sul lavoro, affinché non si trovino ad essere spiazzati culturalmente dagli eventi, quando già non lo siano.

Le nuove conoscenze di base combinate con queste nuove abilità richieste, sono riconducibili al cosiddetto “pensiero computazionale”, che è legato indissolubilmente al “pensiero critico” a cui deve aspirare e che in definitiva contribuisce ad ampliarne la portata e gli ambiti di applicazione.

Per Formare ha presentato, insieme ad altri partner europei, il progetto “New Adults’ Competences for Skills Revolution” che si propone proprio di contribuire ad accrescere le competenze di “pensiero computazionale e critico” nella popolazione adulta per cercare di provocare utili ricadute socio-economiche, in primis quella di accrescerne l’occupabilità. 

Sergio Rossi, responsabile progettazione europea di Per Formare, ci spiega: “La proposta formativa prevede apprendimenti trasversali rispetto all’ambito delle “8 competenze europee”, in particolare riconducibili alla competenza matematica scientifica e tecnologica, la competenza digitale ed anche spirito di iniziativa e imprenditorialità. Ispirandoci a modelli collaudati di apprendimento come la Tassonomia di Bloom (1956) e la sua estensione digitale proposta nel 2008 da A. Churchs (Bloom’s Digital Taxonomy), ci prefiggiamo di formare indirettamente un vasto bacino di destinatari finali, costituito da persone adulte in età lavorativa, intervenendo su di loro attraverso l’azione di agenzie formative dei paesi partner di progetto che verranno opportunamente formate sugli strumenti innovativi che meglio si prestano per il compito”.

Per una nuova etica della crescita digitale è necessario pensare ad una nuova “people strategy” nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

 Maurizio Piccinetti 

Il pay off di Altrove è significativo per comprendere cosa sia “Crediamo nel linguaggio universale del cibo. Alla diversità come ricchezza.”  Quindi porte aperte sul mondo!

Questa è l’innovazione sociale che ci piace. Ci si rimbocca le maniche, si lavora avendo come stella polare il bene, il rispetto e la dignità. Noi crediamo che il fine non giustifica i mezzi, se questo significa calpestare imprescindibili valori.

Per dare corpo e sostanza a questa nostra visione, Per Formare ha stretto una partnership con Earth Day Italia, leader del sesto Pilastro del progetto Human-Centered Business Model.

Questa partnership si concretizzerà attraverso lo sviluppo in comune delle attività che verranno realizzate nell’incubatore d’impresa sull’innovazione sociale e ambientale, che si avvierà entro l’anno nel cuore di Roma, che farà proprio questo modello con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di essere impresa, sin dalla nascita. Una filosofia dove il profitto è solo una parte del tutto.

Quindi si adotterà questo modello di impresa sostenibile centrato sull’essere umano, in linea con gli obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale indicati l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Questo “new business model” è frutto di un progetto sviluppato, nell’ambito delle iniziative intraprese da un organismo che fa capo alla Banca Mondiale, il Global Forum on Law Justice and Development.

Il progetto Human-Centered Business Model si struttura attorno a sei Pilastri che ne costituiscono le linee guida, una sorta di statuto per le nuove imprese che nascono seguendole:

1 – Guiding Principles si occupa dei principi, nel campo del funzionamento delle imprese centrate sull’essere umano, per guidare le imprese che vogliano produrre nel rispetto degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

2 – Legal Framework and Corporate Governance si occupa di delineare (proponendone una disciplina) nuove forme giuridiche e di governo delle imprese.

3 – Financial elabora modalità innovative di finanziamento che possano sostenere  le imprese che adottano questo modello.

4 – Fiscal propone soluzioni fiscali che riconoscano i costi aggiuntivi sostenuti da tali imprese virtuose ed incentivino il loro funzionamento socialmente e ambientalmente responsabile.

5 – Procurement presenta politiche d’impresa e forme agevolate di acquisti pubblici, nel rispetto della concorrenza, premiando le imprese rispettose della legalità, e degli standard ambientali ed etici.

6 – Capacity Building and Mentoring Support si occupa di iniziative formative e sistemi di sostegno tecnico specializzati.

Il nuovo modello d’impresa comprende caratteristiche comuni sia al settore profit, sia a quello non-profit. Rispetto al modello profit, aggiunge obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale. Rispetto al non-profit prevede invece una forte identità attraverso un insieme comune di obiettivi d’impresa e misuratori di risultato.

Il progetto ha il pregio, inoltre, di aiutarci a chiarire la visione, offrendoci una direzione coerente con quella indicata dalle virtù cardinali, principi che rendono la vita degna di essere vissuta. Questo consegna, a noi tutti, la necessità di ripensare le nostre azioni alla luce di questi insegnamenti, che fin dai tempi di Platone, hanno consentito agli esseri umani di non perdersi. In caso contrario crediamo che il rischio diventi concreto.

Così il genio di Raffaello, nel suo magnifico affresco, Allegoria delle Virtù, raffigura le quattro Virtù Cardinali     http://www.networkelavoro.com/wp-content/uploads/2017/03/Virt%C3%B9-300x194.jpg

Fortezza che ci dona la capacità di resistere alle avversità, di non scoraggiarsi, di perseverare; Prudenza che ci conferisce capacità di discernimento e ci conduce a prendere delle decisioni con realismo, senza però aver paura di osare; Temperanza che ci evita di diventare schiavi delle nostre passioni; Giustizia che ci dà la volontà di riconoscere agli altri ciò che è dovuto loro, e che ci permette di operare con onestà ed equità, avendo come stella polare il bene.

 

“Non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune” – Agenda 2030 delle Nazioni Unite

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